Finalmente gli Usa si accorgono del rischio Cina sull’Italia e Trieste
Donald Trump e Xi Jinping

Finalmente gli Usa si accorgono del rischio Cina sull’Italia e Trieste

Lo schiaffo del Dipartimento di Stato USA alla compagnia cinese China Communications Construction Company (CCCC) che aveva siglato accordi con il Porto di Trieste non deve sorprendere. È incominciata l’offensiva statunitense per ridurre e possibilmente annullare l’influenza cinese in Italia e in Europa.

La partita Usa – Cina si gioca su diversi livelli diplomatici e senza esclusione di colpi. L’Italia, unico Paese del G7 a siglare il Memorandum della Via della Seta, ha indispettito non poco l’alleato d’oltreoceano e la gestione degli accordi – se vogliamo – è andata addirittura peggio: abbiamo fatto arrabbiare Washington e non abbiamo ottenuto i soldi da Pechino.

Altre nazioni, come ad esempio la Francia e la Germania, mentre noi ricevevamo in pompa magna Xi Jinping, siglavano altri accordi più economici e meno politici, ottenendo benefici concreti senza mettere in discussione l’alleanza con gli Stati Uniti. Qualcuno alla Farnesina deve essersi dimenticato che la Cina, oltre ad essere una potenza commerciale, è un attore geopolitico che guarda alla Via della Seta come uno strumento per ampliare la sua influenza nel mondo.

Seppur in ritardo, il Dipartimento di Stato si è accorto di come la Cina stesse puntando all’Italia come cavallo di Troia per entrare in Europa. L’interesse di Pechino su degli asset strategici nazionali e l’accondiscendenza del Movimento 5 Stelle verso il dragone cinese ha creato allarmismo sia negli Usa che in Europa. Le aperture del governo Conte II a Huawei e Ztl, due compagnie vicine all’apparato di governo del Partito Comunista cinese, per il controllo delle infrastrutture 5G hanno fatto scattare il Segretario di Stato Mike Pompeo, ex direttore della Cia, che ha invitato l’Italia a bandire le società cinesi.

Il rischio di spionaggio informatico era ed è troppo grande. Poco sono servite le rassicurazioni di Di Maio. Gli Usa e la Nato stanno guardando con sospetto l’Italia e i silenzi di Roma sulle vicende di Hong Kong e Taiwan non sono considerati casuali. Pompeo dovrebbe volare a Roma in questi giorni e, oltre alla visita in Vaticano che sta per rinnovare l’accordo tra la Santa Sede e la Cina sulla nomina dei vescovi, potrebbe fermarsi anche dalle parti di Palazzo Chigi e fare nuove pressioni per chiedere dei fatti concreti al fine di chiarire una volta per tutte la posizione strategica del nostro Paese.

Il Comitato parlamentare per la sicurezza (Copasir), l’organo del Parlamento che esercita il controllo sui Servizi Segreti presieduto dall’On. Raffaele Volpi (Lega), sta già indagando sulle interferenze cinesi in Italia. Volpi ricorda in diverse interviste che gli interessi cinesi non si fermano alle infrastrutture per le telecomunicazioni ma bisogna prestare particolare attenzione anche ad altri settori strategici come quello della Difesa, dell’aerospazio, delle infrastrutture (porti ed autostrade), delle industrie (ex Ilva) e dei siti strategici.

Le rivelazioni de Il Foglio del 13 settembre sul dossieraggio dell’ambasciata cinese a quasi 5mila italiani compresi politici, imprenditori e criminali (e i loro famigliari), confermano i timori di una controffensiva cinese in Italia. Tra le persone messe sotto controllo dai James Bond cinesi c’è anche Lelio Doria, capo sindacalista dei dipendenti del Porto di Trieste. Altro segnale che il capoluogo giuliano e il suo porto sono e saranno ancora più centrali nella lotta tra Washington e Pechino, in quella che già molti chiamano la “Nuova Guerra Fredda”.

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