Abiti da sposa, lettera di un’imprenditrice disperata: “Non posso chiudere nè restare aperta”
Rossana D'Agostino, imprenditrice

Abiti da sposa, lettera di un’imprenditrice disperata: “Non posso chiudere nè restare aperta”

Mi chiamo Rossana D’Agostino e sono titolare dell’atelier di abiti da sposa e cerimonia Wedding party (Via Ponziana 2/1 Trieste).
Per capire la mia disperazione e rabbia, devo fare un breve riassunto della mia storia.
Ho sempre avuto la passione per la moda e ancora di più per il costume teatrale, ma purtroppo alla fine delle scuole medie non ho potuto frequentare il liceo artistico perchè i miei genitori mi hanno iscritta all’Istituto professionale Sandrinelli.
Finita la scuola, ho cominciato a lavorare in ufficio e, con i primi guadagni, mi sono pagata la scuola da stilista a Milano perchè comunque la mia passione non era finita. Purtroppo era tardi per inserirsi nel mondo della moda (avevo 27 anni) ma ho sempre voluto aprire una attività in proprio.
Durante i 5 anni in cui ho abitato a Treviso con il mio ex marito, ho saputo che a Venezia si apriva un corso per costumisti teatrali e d’epoca con grandi insegnanti (Nicolao Stefano è uno di questi, famosissimo costumista in tutto il mondo) e, dopo aver superato una durissima selezione nazionale, sono stata presa per 12 posti disponibili.
Alla fine del corso, era previsto uno stage di 3 mesi in una sartoria teatrale, ma essendocene poche in Veneto, ho scelto di andare in una a Parigi. Ero felice perchè quello era il mio mondo, lavorare dietro le quinte del teatro, far rivivere personaggi di ogni epoca passata e futura attraverso i costumi  mi faceva stare bene. Mi hanno tenuta per quasi un anno e quando ho chiesto al mio ex marito di trasferirsi lì non se l’è sentita e sono rientrata a Treviso.
L’anno dopo è nata mia figlia, dopo 1 anno e mezzo purtroppo il matrimonio è finito e sono tornata a Trieste. Pur di mantenerla, ho fatto qualsiasi lavoro: pulizia nelle scuole, pulizie di bagni, badante di 2 anziani meravigliosi, ma sempre sognando di aprire il mio negozio.
Dopo diversi anni, ce l’ho fatta grazie all’aiuto di mia mamma e mio papà e di un direttore di banca che mi ha dato fiducia pur senza conoscermi. Ho iniziato in un buco di 10 mq dove non stavano appesi nemmeno 6 vestiti, ma era il mio sogno che si avverava.
(Qui Rossella racconta anche di varie peripezie per l’accordo con un outlet di abiti e un rapporto commerciale su Cremona che però andava ad esclusivo vantaggio di altri. Persino la sua partita iva, per riaprire a Trieste, è arrivata tardi senza garantirle il bonus del Governo post lockdown).
Nel frattempo, i miei risparmi hanno cominciato a sparire, perchè era da gennaio che non guadagnavo, le spese sia a Cremona che per aprire Trieste erano state ingenti, dovevo continuare a pagare affitto e spese di casa, ho finito di pagare gli abiti acquistati nel 2019, 2 prestiti fatti anni fa quando ho aperto il primo negozio..e soprattutto ero chiusa.
In previsione di ricominciare, ho contattato nuovi fornitori solo che anche loro, scottati dal lockdown, non vogliono più pagamenti a lungo termine e quindi per avere le firme che mi interessavano, ho dovuto pagare tanta merce in contanti.
A luglio ero quasi senza soldi e ho chiesto nuovamente aiuto alla mia banca, la quale mi ha consigliato di chiedere un finanziamento garantito dalla Confidi ma che loro avrebbero appoggiato senza problemi essendo io una cliente seria.
Così ho fatto perchè non avevo più nulla…ho riaperto appena a luglio perchè mi sono fatta tutti i lavori in negozio da sola sperando che si tornasse alla normalità. Ho incassi da marzo a ottobre per un totale di 3.400€ che vuol dire poco più di 300€ al mese mentre ho uscite per quasi 4000€ fra negozio, casa e merce.
Adesso sono agli sgoccioli anche con i soldi del prestito, dovrò pagare 15.000€ di merce da novembre in poi e adesso ci hanno tolto anche la speranza di ricominciare con gli sposi del 2021. Ci dicono che pensano all’economia e ci lasciano aperti, ma la verità è diversa. Primo non hanno soldi da darci se chiudiamo, secondo facendo così lasciano le rogne a noi e ci fanno anche la bella figura.
Mi lasci aperto ma intorno a me fai terra bruciata così da impedirmi di lavorare? E’ assurdo! Come ho detto questo è fare il Ponzio Pilato di turno! Non ne posso più di sentir parlare dei locali, perchè loro hanno stralavorato tutta l’estate e non sono stati capaci di fare attenzione ai clienti senza mascherine così adesso io devo pagare anche per loro. Però sono bravi a piangere dappertutto e pare che senza gli aperitivi moriamo tutti.
Una cosa è lavorare meno, altra è non lavorare per niente e vedere sfuggire di mano i sacrifici di una vita per colpe non mie.
Ho scritto a televisioni, a politici, addirittura a Conte, ho gridato il mio dolore su tutti i social…risultati zero. Ho scritto anche alla Federazione nazionale degli eventi per chiedere di riunire tutti gli operatori (oltre 30.000!) in Italia e manifestare civilmente a Roma…nulla. Ma noi muoviamo il doppio del fatturato dei locali non è cosa da poco.
Adesso che hanno distrutto anche la ripartenza io sono disperata. Non posso stare aperta e non posso chiudere. Non incasso ma devo pagare. Non lavoro ma non ho colpa. Il mio settore lavora con 6 mesi di anticipo e così già adesso ci hanno rubato le possibilità di matrimoni di marzo, a novembre se ne vanno quelli di aprile e così via…sono pazzi.
Io vivevo tranquilla, lavoravo e pagavo tutto quello che dovevo, avevo in programma di aprire un punto vendita in centro solo per le cerimonie e questo mi dava soddisfazione per tutto il sacrificio fisico e mentale fatto in tanti anni, certa di lasciare anche a mia figlia una attività redditizia anche se lei studia cose diverse ma che poteva darle delle entrate facendo magari lavorare dei dipendenti oltre che permettermi di fare una vita dignitosa che sinceramente mi merito.
Non trovo via di uscita questo è il peggio. Io ho sempre reagito e trovato la strada giusta per rimettermi in piedi non mi spaventa nulla e invece adesso ho paura. tanta.
Mi scuso per la lunga lettera, ma era giusto che Lei Avarino sapesse la mia particolare storia con un finale ancora da scrivere anche se assomiglia ad una tragedia.
La ringrazio e porgo cordiali saluti
Rossana D’Agostino

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