All’inferno e ritorno. Andolina racconta il suo Covid e le cure a casa per protesta
Il dott. Marino Andolina, pediatra

All’inferno e ritorno. Andolina racconta il suo Covid e le cure a casa per protesta

All’inferno e ritorno.
Dopo aver vissuto un paio di settimane assieme al coronavirus sono ancora meno tollerante nei confronti dei negazionisti e di quelli che, certi della propria resistenza all’infezione grazie alla loro età, sono andati ad infettarsi per poi portare il virus tra le mura domestiche.
Auguro loro di provare i brividi, i dolori, la sensazione di sconforto che precedono il momento in cui comincia a mancare il fiato. Cito le parole di una mia ex infermiera che ha scritto “mi sembrava di stare dentro ad un frullatore”, sensazione che ho provato io quando ancora respiravo bene. Questa infezione coinvolge tutto l’organismo, e lo stesso cervello manda dei segnali di estrema confusione ed angoscia; io pur non avendo paura ero “disperato” senza sapere il perchè, piangevo per un nonnulla, anche dire Buon Natale mi metteva in crisi.
Dopo due settimane ero sfebbrato e stavo per dichiararmi guarito, trovandomi invece una mattina seriamente asfittico con valori di saturazione di ossigeno vicini all’80%. Avevo già dichiarato di voler rifiutare un ricovero comunque fosse andata, anche per significare concretamente la mia critica ai passati e attuali errori di gestione della sanità.
Da privilegiato ho potuto curarmi da solo a casa, con un apparecchio che concentra l’ossigeno, ho avuto a disposizione farmaci che le nostre autorità sanitarie negano pur dopo la pubblicazione di risultati incoraggianti. Ho potuto evitare il disagio e l’umiliazione di essere impachettato su di una barella, sulla quale avrei probabilmente trascorso molto tempo in attesa di un trasferimento in un letto d’ospedale.
Non so se in caso di aggravamento estremo avrei avuto la forza di rifiutare un ricovero. Il miglioramente inaspettato, non so grazie a quale dei farmaci che ho usato, mi ha impedito di capire fino a che punto sarei stato disposto a portare avanti la mia protesta.
Ho condiviso con migliaia di italiani la sofferenza di questa malattia, e sono uscito da quell’inferno. Sono fisicamente  molto più debole di prima di ammalarmi e temo che questa astenia durerà delle settimane, ma è rafforzata la mia rabbia per come il servizio sanitario è stato svilito negli ultimi trent’anni, centrodestra e centrosinistra concordi nell’utilizzarlo come bancomat ad ogni bilancio.
Sono furibondo anche del comportamento delle cosiddette autorità sanitarie, dal Ministero, all’AIFA, agli Ordini dei Medici, che hanno tenuto per mesi una linea di comportamento indirizzato essenzialmente a negare l’utilizzo di alcuni farmaci, pur dopo la pubblicazione di risultati scientifici confortanti. I primi cinquantamila morti sono stati trattati essenzalmente con paracetamolo; solo dopo sono apparsi timidi approcci a terapie potenzialmente utili.
Nelle case di riposo migliaia di anziani sono rimasti febbrili senza essere visitati da un medico, e senza che il personalele avesse a disposizione un saturimetro del costo di poche decine di euro. Il trasferimento in ospedale avveniva poi in condizioni agoniche. I medici di base sono stati lasciati soli a gestire una malattia assolutamente nuova, senza direttive, e le cure attuate sono state spesso il frutto di fantasia e di confusione.
Paesi con un sistema sanitario scadentissimo, come gli Stati Uniti, hanno avuto un numero di morti in rapporto alla popolazione inferiore al nostro. Questo solo dato dovrebbe far riflettere tutti noi e forse qualche Procura.

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