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Lo sciamano Jack Angeli dentro a Capitol Hill
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Capitol Hill e la caduta degli dei

“Olympus has fallen” in italiano la caduta degli Dei, questo il titolo di un film d’azione americano del 2013 che nella trama a un certo punto narra di un attacco nel quale in pochi minuti, un gruppo di nazionalisti, irrompe nello Studio Ovale alla Casa Bianca.
Quasi come fosse un sequel il 06 gennaio 2021 dei manifestanti hanno realmente assaltato e occupato in pochi minuti Capitol Hill il Congresso degli Stati Uniti d’America.

Ma questa è storia passata, alcuni ritengono che gli americani hanno già messo a posto tutto e i responsabili ancora non puniti lo saranno a breve.

Pensare sia tutto risolto è un grosso errore.

E’ un errore ridurre il tutto a un episodio lontano da noi e ricondurlo sminuendo il tutto a un’azione di minoranza di spostati in costume da carnevale. Il problema invece è eterogeneo e globale e va analizzato. Pensate per esempio a come sia possibile che un uomo vestito da sciamano, con migliaia di persone possa entrare indisturbato in una struttura tra le più sorvegliate del pianeta e
con altri simpatici amici, possa scattare selfie nelle stanze del Palazzo.

Questa follia è stata possibile grazie all’organizzatore di eventi Donald Trump, presidente degli Stati Uniti uscente. Ma la gravità del folle gesto cresce se pensiamo alle conseguenza nei giorni successivi.

Le principali piattaforme social Facebook e Twitter hanno a mio avviso giustamente sospeso o chiuso definitivamente l’account di Donald Trump ma per qualcuno questa azione è una violazione della libertà mentre per altri risulta una deprecabile scelta politica.

Poi il panorama politico nazionale regala altri spunti di riflessione con dichiarazioni “tossiche” di esponenti che proprio non riescono ad accusare un azione illecita come quella condotta dal sig. Donald Trump che a modo suo ha fatto intendere a tutti di non essere d’accordo con parte dell’elettorato americano e con chi a suo avviso lo stava sostituendo dopo aver rubato alle elezioni, convincendo migliaia di persone a trasgredire la legge.

Addirittura 4 persone sono morte.

Insomma credo sia il caso di riflettere su cosa sta succedendo a questo povero mondo. Mentre il povero mondo sta lottando con un maledetto virus che proprio non vuol farsi sconfiggere, il politico combatte un’altra battaglia che è quella per la tutela del suo status, del suo orticello. E in questo sembra non ci siano distinzioni culturali.

Proprio tutti, in questo momento pensano a interessi personali o di partito, prima che agli interessi dei cittadini per i quali hanno una responsabilità, responsabilità che hanno scelto di avere e ottenuto grazie a sistemi democratici e non per prescrizione medica.
E come difendono le loro trincee? Tra le altre cose utilizzando i Social network. E questo è l’apice del problema eterogeneo.

Mi spiego, il 53% della popolazione mondiale è attiva sui social, quindi raggiungibile dal politico che utilizza i social network quale pulpito ideale dal quale predicare. Ma della popolazione mondiale quante persone, pronte a contribuire agli interessi della
collettività e magari desiderosi di cambiamento, proponendo buona politica, hanno i soldi per permetterselo?

La follia di Washington è solo la parte più visibile di un fenomeno che sta danneggiando i sistemi democratici ovvero i sistemi di potere esercitato dal popolo, rendendo quanto mai contemporanea la locuzione Dīvĭdĕ et ĭmpĕrā.

La soluzione è probabilmente dentro al concetto di Joshua Cohen, ovvero che per guarire da episodi come quello di Washington “dobbiamo prendere uno scalpello ed eliminare tutti quegli elementi in cui la politica è diventata intrattenimento”.

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