Estate di coprifuoco: e ci “bruciamo” il turismo
Bassano del Grappa deserta durante il coprifuoco

Estate di coprifuoco: e ci “bruciamo” il turismo

Che logica può esserci dietro ad una strategia comunicativa che annuncia al mondo il coprifuoco in Italia fino al 31 luglio e poi fa trapelare di poterne riparlare tra qualche settimana. Sembra ci sia una parte del paese completamente scollegata dalla realtà e dal mondo produttivo.

Sul cambio di rotta… ci avevano già abituato. Stagione sciistica bloccata all’ultimo minuto, annunci sulla riapertura totale della scuola per poi ritrattare accontentandosi di un 50, 60, al massimo 70%, a seconda del colore della Regione. Ma la questione del coprifuoco è ancora più grave perché coinvolge l’universo mondo.

Coinvolge i milioni di turisti che, ininterrottamente da maggio ad ottobre, scelgono (sceglievano) il bel paese per le loro vacanze estive. Di sicuro non ci stiamo facendo una bella campagna pubblicitaria. Anche perché fuori dall’Italia non si cambia idea, posizione, barricata alla velocità della luce. Solo da noi si fanno proclami a piena voce per poi smentirli nel giro di una settimana. L’ultimo “Travel Advisory”, il bollettino per viaggiare in sicurezza del Dipartimento di Stato americano, sconsiglia fortemente di visitare l’Italia. Le restrizioni in atto, tra cui pass regionale, divieti, coprifuoco, quarantene, descrivono, agli occhi degli stranieri, una situazione emergenziale e pericolosa, in sintesi: da evitare. E una volta che i turisti, la grande risorsa economica del nostro paese, avranno fatto le loro prenotazioni altrove, sarà impossibile dire loro: “scherzavamo, coprifuoco allungato alle 23. Anzi no,
abolito. Welcome in Italy”.

Altro che far ripartire l’economia. Sull’estate pesano timori e insicurezze. Il governo Draghi ha appena varato un decreto legge con nuove limitazioni. Misure più chiusuriste di quelle di un anno fa, nonostante sia in corso una vaccinazione a tappeto. Il coprifuoco in particolare viene usato, con leggerezza, come deterrente.

Occorre ricordare che si tratta di un limite alla libertà Costituzionale dell’individuo di uscire di casa, di muoversi. Ma poi ha senso dal punto di vista sanitario? Di certo favorirà gli assembramenti dalle 20 alle 22. Sembrerebbe anche che non sia stato il Comitato Tecnico Scientifico a proporlo. E soprattutto, abbiamo veramente intenzione di farlo rispettare? Quante Forze dell’Ordine serviranno per controllare, ovunque in Italia, che tutti i clienti e tutto il personale dei locali aperti a cena effettivamente rincasino entro le 22?

Mi chiedo se qualcuno abbia coscienza di cosa resterà dell’Italia e del suo tessuto produttivo e sociale dopo la seconda estate di chiusure. Mi domando anche se sia stato preso in considerazione il fatto che non tutti gli italiani hanno abitazioni con ampie terrazze o case con giardino. Per molti, a luglio, con 35 gradi la sera, rinchiudersi magari in un monolocale senza aria condizionata, sarà un tantino dura… ma questa è un’altra questione… e interessa a pochi.

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