Flop senza coraggio: che delusione Trieste senza Barcolana. Parla l’imprenditore Minucci
Francesco Minucci, imprenditore

Flop senza coraggio: che delusione Trieste senza Barcolana. Parla l’imprenditore Minucci

Che brutta figura ha fatto la città di Trieste, nell’ultima settimana sul tema Barcolana, e non solo.

Si tratta anche di civiltà e competenze manageriali: un evento di così rilevante portata nazionale che ormai è diventato un simbolo della nostra città, che coinvolge tanti cittadini, turisti e sportivi, che muove tante attività economiche meritava una migliore gestione.

Insomma, a mio avviso, un flop con la F maiuscola che si poteva evitare e che difficilmente sarà dimenticato. Una Barcolana che, sempre a mio modesto parere, “non s’avea da fare” per le motivazioni che tutti conosciamo, per le problematiche che avrebbero potuto sorgere, e poi sono effettivamente sorte, perché sono sei mesi che gli esperti ci informano che in autunno ci sarebbe stato
un nuovo rebound dei contagi. Invece nulla, tutto come se niente fosse, forse perché un’istituzione-azienda come la società velica Barcola Grignano, non poteva permettersi di subire l’effetto di un annullamento comunicato a tempo debito, analogamente a quanto sofferto da tutte quelle migliaia di attività che hanno avuto la chiusura forzata per tanti mesi, fatti di
restrizioni e divieti di ogni genere e specie, loro no…

Mi spiace dirlo, questa volta sono deluso dal Presidente Gialuz, che non ha avuto la forza né di annullare in anticipo la manifestazione, né, ad evento annullato, di fare un mea culpa con una comunicazione autocritica ai media, limitandosi a dichiarare che, nonostante tutto, si era salvata la faccia e le relazioni esistenti. Mah…

La regata è stata annullata, 800 tamponi effettuati (un costo abnorme), un villaggio Barcolana inesistente, una drastica riduzione delle presenze in città. Ma non è finita qui. Dopo la disastrosa serata di venerdì 9 ottobre, nel pomeriggio del sabato, verso le ore 15.00, usciva una nuova ordinanza che imponeva una sorta di coprifuoco di fatto per gli esercenti di bar e ristoranti a partire dalle ore 23.00 fino alle 5.00 del mattino della domenica della Barcolana…

Tutto questo perché un paio di esercenti aveva generato con musica ad alto volume assembramenti di persone senza mascherine e distanziamento? A rigor di logica, si colpisce chi sbaglia, chi reitera, non un’intera categoria già con l’acqua alla gola e con le spalle al muro per l’anno durissimo, una categoria che aveva sostenuto notevoli costi per supportare l’unico evento che, seppur ridotto, poteva garantire una boccata di ossigeno per gli stessi.

Sbagliato anche questo. Non credo che fosse necessario dispiegare numerose forze dell’ordine per controllare il rispetto dell’ordinanza da parte di esercenti che impauriti stavano chiudendo i loro locali mandando via i clienti che assistevano increduli di fronte a questi comportamenti. Una sorveglianza discreta con l’applicazione di sanzioni per coloro che non rispettavano l’ordinanza, sarebbe stato più che sufficiente.

Ma, ripeto, il problema stava a monte. Ormai lavorare è diventato impossibile, siamo sceriffi non più esercenti, rispondiamo per noi stessi (e fin qui va bene), per i nostri dipendenti (e qui dipende), per i clienti (non mi va più bene) e adesso rispondiamo anche
dei comportamenti degli altri pubblici esercizi???

In questo periodo qualcuno continua a dormire sereno, qualcuno il lavoro il giorno seguente lo ha comunque, ma noi siamo in una posizione diversa, viviamo momenti precari e privi di prospettive economiche adeguate malgrado il nostro impegno. Siamo circa 900 esercenti a Trieste e diamo lavoro a circa 5000 addetti. Non sono proprio numeri banali…anzi…Meritiamo più attenzione e rispetto.

Infine un’ultima considerazione: anche la Fipe in questa difficile situazione non è riuscita, probabilmente, a ricoprire il ruolo che ci si poteva aspettare. Sono consapevole della delicatezza nel dover affrontare i temi caldi e complessi della movida triestina, tema peraltro ingigantito oltremodo e che non tiene conto dei profondi cambiamenti tenuti della maggior parte degli esercenti interessati, ma ritengo che l’Associazione di categoria avrebbe potuto supportare maggiormente gli esercenti, instaurare un dialogo con i soggetti interessati tutelandoli contro decisioni lesive dei loro interessi vitali ed opponendosi in sede istituzionale ad ordinanze emanate all’ultimo momento, peraltro di difficile interpretazione, inutilmente restrittive per tutta la categoria senza un concreto beneficio per la sicurezza della collettività.

Ma forse pretendere equilibrio, dialogo e condivisione delle reciproche problematicità, non è in sintonia con questo periodo complesso e difficile. Forse a più di qualcuno sta bene che la città resti quella che è, non migliori, non abbia un progetto di sviluppo coerente con la sua dimensione turistica, coraggiosa nelle sue scelte strategiche ma consapevole delle legittime esigenze dei suoi cittadini.

Insomma una città rivolta al futuro, che promuova nuove occasioni di lavoro per le generazioni giovanili migliorandone la qualità della vita ma facendo crescere il senso di responsabilità di tutti.

Speriamo che qualcuno si faccia carico di questa visione.

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