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Covid, Regioni e colori nella mappa del Governo
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Il mistero di colori e criteri: le Regioni vedono nero!

Al buio, anzi. Nero per essere più chiari.

Sulla classficazione di rischio in base ai colori, come voluta dal Governo, non c’è molta nitidezza. Le Regioni non sanno nemmeno il proprio indice Rt che viene comunicato settimanalmente da Roma. La conferma di Luca Zaia in conferenza stampa e del Presidente Fedriga durante l’intervista a Ring apre uno scenario nuovo.

E di certo non serve a schiarirlo il fatto che il governatore Fvg abbia candidamente ammesso di aver saputo di “essere giallo” appena 5 minuti prima della conferenza stampa del Premier Conte grazie a un sms inviatogli dal Ministro Speranza. Paradossi, confronto-scontro o mancata concertazione come denunciano i presidenti di Regione?

Sta di fatto che dei 21 complicatissimi criteri si dice siano finalmente una progressione statistica calzante, atta a rendere chiunque edotto del fatto che non basta una decisione politica. Se gli indici peggiorano, si cambia colore. La “strega” che comanda color, come recitava una vecchia filastrocca, però è solo ed esclusivamente Roma. E qui sì che la decisione rischia di essere meramente politica.

Senza dimenticare che alcune regioni, pare, non comunichino da settimane alcuni dati fondamentali per i criteri.

Per molti ne è una conferma il fatto che la Campania non sia gialla quando tutti si aspettavano ricadesse almeno tra le arancioni. Suscita poi qualche dubbio il tentativo, vero o presunto, di modificare i dati del riempimento delle terapie intensive di cui si sarebbe resa protagonista la Calabria. La mail inviata da un primario ha visto “precipitare” il numero dei posti occupati da 26 a 10 nella successiva comunicazione della Regione a Roma.

Furbata? Nel non volerla pensare come Crisanti che uno scenario simile lo aveva previsto (“le Regioni potrebbero fare le furbe nella comunicazione dei propri dati per scongiurare chiusure”), ci atteniamo alla spiegazione. La Regione ha cambiato i criteri, considerando il riempimento delle terapie intensive solo in base ai pazienti realmente intubati in quei reparti, non includendo quanti in quelle corsie hanno il solo bisogno di un’assistenza non invasiva alla respirazione.

La definizione di criterio, va da sè, è quella di parametro uguale per tutti. Ma pare un arcobaleno.

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