Al momento stai visualizzando Indro Montanelli non si tocca
La mitica Lettera 22 e alcuni scritti di Montanelli
  • Categoria dell'articolo:News
  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Indro Montanelli non si tocca

Io non biasimo P.P.P. per la sua dissolutezza (azzi suoi) , nè Michelangelo Merisi per il travaglio esistenziale (cavoli suoi). Il loro vissuto, violentemente trasgressivo, nulla ha a che fare con la genialità che li ha contraddistinti nel tramandarci pietre miliari nell’arte letteraria, cineteatrale, pittorica.

‘Ragazzi di vita’, ‘Una vita violenta’, ‘Accattone’, ‘Medea’, ‘Mamma Roma’, ‘Giuditta e Oloferne’, ‘Bacco adolescente’, ‘Bacchino malato’, ‘Storie di S. Matteo’, ‘Cena in Emmaus’, ecco per cosa devono essere ricordati personaggi come Pier Paolo Pasolini o Merisi/Caravaggio; tutto il resto E’ NOIA o meglio ancora, caxxi loro.

Io biasimo chi, disarcionando o imbrattando statue, si estrinseca nella volgare esibizionistica vulgata, al solo scopo di mostrare ai posteri IL NULLA, sproloquiando di razzismo mentre sbandiera l’antirazzismo più becero e violento, sottacendo però ignorantemente il percorso umano, morale e artistico che trasuda dal busto di Cristoforo Colombo, di Churchill, di Montanelli e, in senso lato per altri versi, dal Colosseo o dal film Via col vento.

L’immenso INDRO MONTANELLI va ricordato come corrispondente di guerra per il Corriere della Sera per cui lavorò dal 1939 al 1973, per aver fondato Il GIornale Nuovo, La Voce, per i tanti libri scritti tra cui STORIA DI ROMA e i dodici voluni di STORIA D’ITALIA (in parte con R:Gervaso e M. Cervi).

Certo è che il suo anticomunismo da spirito battagliero non gli ha giovato, mentre l’aver aderito al fascismo, pur essendosene in seguito distaccato, rimane indigesto per alcuni. La statua ora da qualche imbecille imbrattata di rosso, posta sul luogo in cui le Brigate Rosse lo gambizzarono nel 1977, è meritoriamente dedicata al gigante della letteratura giornalistica del ‘900 che va ricordato per quello che ha scritto anche se avrà combinato un sacco di errori, come tutti gli umani.

Ma il bilancio di una vita va fatto su tanto altro, nè l’inesorabile graffito “razzista stupratore” può annacquare una esistenza professionale esemplare.

Lascia un commento