Non è una seconda ondata, ma si mette male. Ecco perchè
Un'immagine di Trieste deserta durante il lockdown

Non è una seconda ondata, ma si mette male. Ecco perchè

Non chiamatela seconda ondata, perchè la prima non è mai finita. Eppure si mette male.

Perchè i contagi, che non sono malattia, aumentano e nel contempo l’unico dato a mio avviso credibile è in lieve e costante aumento. Ovvero il dato che riguarda ospedalizzazioni e soprattutto terapie intensive.

Si mette male perchè siamo a mala pena a ottobre e l’incubo rischia di essere molto più lungo ed estenuante del passato. Magari non arriveremo a un lockdown generalizzato, vivremo zone rosse limitate. Ma da lì il passo è breve, e vedrete che magari cominceranno altri stati europei a chiudere tutto e perfino noi, seguiremo a ruota.

Di sicuro il Recovery rischia di diventare un’aspirina per guarire un tumore economico. Intanto la Cina ride. Quella che, testuali parole del virologo Giorgio Palù, “ha nascosto il virus cinese almeno da settembre 2019”. Bene, largo agli accordi commerciali con chi impone e dispone la sua “democrazia” al Mondo.

La vedo male perchè il boom dei contagi in Veneto (oggi sono 545), regione record per numero di tamponi, sono certo che porterà a quel senso di emergenza quotidiana che è la conferenza stampa del Governatore Luca Zaia. Sono pronto a scommettere che a breve ricomincerà il bollettino giornaliero. Almeno Zaia è uno che ci mette la faccia. In Fvg oggi sono 146, non accadeva da Marzo ma le statistiche che riguadano terapie intensive e reparti non mutano, per fortuna.

Mi preoccupo perchè filtrano gli scenari del nostro futuro prossimo, possibile. Come quello apertamente dichiarato dal Ministro Boccia: “Chiusura delle Regioni? Non si può escludere”.

Abbiamo davanti, forse, mesi duri e tutti già sono impegnati in liti risibili. I politici, gli esperti, i virologi. Nulla di nuovo, insomma, ma qualcosa è cambiato. E’ la percezione della gente, ormai stremata, e la cui rabbia difficilmente riusciremo a contenere. Perchè c’è disperazione, si dice perfino di fare attenzione ai contagi in famiglia e indossare la mascherina anche tra le mura domestiche perchè qui si infiamma il 70% dei contagi. Figuriamoci.

La vedo male perchè l’odio vomitato sui social è preoccupante. E’ il senso di una malattia del paese che non si fida, la sussistenza del superuomo, la quintessenza della dietrologia. Beh, in fondo abbiamo vissuto un’estate “troppo vivace” (copyright dell’infettivologo Galli), quasi dovessimo sentirci in colpa di aver finalmente assunto più vitamina D.

Mi preoccupo perchè la nebbia mediatica nella quale ci siamo immersi porta a un nuovo spaesamento di tutti, perfino noi. E poi guardi i numeri: la Campania dello sceriffo De Luca rieletto a gran furore di popolo ha già 55 terapie intensive occupate sulle totali 99. Novantanove!! E a cosa sono serviti questi mesi se non a strutturare il sistema sanitario perchè potesse arginare un’ondata invernale? Dovrebbe essere uno scandalo, ma fa più sorridere il suo disprezzo per “giggino di maio”.

Perfino il viceministro alla Sanità Sileri si avventura nel giudicare eccessivamente burocratico il Comitato Tecnico Scientifico, l’organo di consulenza che è al servizo del Governo e non viceversa. Polemica, ancora. Così come tra i virologi. Crisanti cerca di spendersi ancora come l’uomo dei tamponi e di un piano da 3/400.000 test al giorno che il Governo non ha mai voluto mettere in piedi. Di contro, Palù ritiene che la caccia all’asintomatico sia inutile, ci distrae perfino dal reale contrasto alla pandemia.

 

Ferdinando Avarino

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