Patrimoniale e orario lavoro ridotto? Riello: “Immorale e discriminante”
Giordano Riello, imprenditore

Patrimoniale e orario lavoro ridotto? Riello: “Immorale e discriminante”

Mi fa ha fatto molta paura sentire le parole dell’Onorevole Nicola Fratoianni oggi nel proporre la patrimoniale e la riduzione dell’orario di lavoro mantenendo il salario percepito invariato.

Paura perché io lavoro dalle 12 alle 13 ore ogni giorno investendo i miei capitali e la mia reputazione. E lo faccio per i miei collaboratori e mai contro di loro con l’ambizione ed il sogno di poter garantire sempre più posti di lavoro nel nostro territorio, nel nostro Paese.

Credere di andare a colpire i patrimoni privati di persone che hanno costruito una attività con fatica ed impegno oltre ad essere ingiusto ed immorale è anche una discriminazione. Sin da bambino sono cresciuto con una sorta di “senso di colpa” per il cognome che portavo e per la figura che magari potevo rappresentare. In verità ero solo un bambino, come tanti altri…

Oggi che con due Amici ho costruito in Italia un’azienda slegata dal business della mia famiglia e che dà lavoro a diverse persone non ho più quella frustrazione che ha accompagnato la mia giovinezza ma l’orgoglio di avere ereditato una cultura social-imprenditoriale che vede nella propria azienda la propria casa; e tra i propri collaboratori la propria grande famiglia. E bisogna essere dei pazzi per pensare di torcere solo uno dei capelli ad un componente della propria famiglia.

Sarà la nostra fine se non cambierà la mentalità che vede le industrie come il regno dei padroni anziché il luogo della prosperità e del progresso.

Parliamo di patrimoniale quando è il patrimonio dei privati che sorregge il carrozzone che negli ultimi 30 anni ha costruito debito e sprechi. Parliamo di riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio quando viviamo in uno dei Paesi con il più alto costo del lavoro d’Europa.

Parliamo di blocco dei licenziamo anziché parlare degli strumenti per sbloccare le assunzioni. Dobbiamo costruire un Paese moderno, un Paese competitivo e per farlo è necessario abbandonare gli stereotipi del passato.

Il vero successo è costruire un ascensore sociale che dia la possibilità a tutti di intraprendere la carriera imprenditoriale, di avvocatura, di medico. Puntando ad accrescere il proprio reddito ed il proprio tenore di vita.

Non c’è nulla di male nel voler raggiungere questo!

Il vero male è non permettere alle persone di sognare, di prendere esempio dai casi di successo puntando ad appiattire tutto verso il basso.

Un Paese moderno, un Paese vincente lo costruiamo dando la possibilità a tutti di credere che con impegno, coraggio e lavoro potremo essere gli Olivetti del nuovo millennio.

Se invece, tasseremo la ricchezza e mortificheremo il lavoro, trasformeremo l’Italia nel Paese senza speranza e senza colori.

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