Scrivo da un paese a zero contagi. Qui, scortato dai militari
Il maestro Renato Palumbo

Scrivo da un paese a zero contagi. Qui, scortato dai militari

Caro Nicola, sono appena giunto al Meriton Suite hotel di Sydney dove trascorrerò la quarantena che, salvo complicazioni, dovrebbe finire il giorno 11 gennaio, alle ore 16.

Mi sembra utile raccontarti la mia esperienza in modo che tu la possa eventualmente condividere e prender qualche spunto, a mio parere, interessante.

Oggi l’Australia é uno dei pochi paesi dove il tasso contagio è quasi azzerato e quindi hanno ripreso anche le attività culturali in presenza. Per questo motivo quando 2 mesi fa mi hanno contattato per dirigere una nuova produzione alla Sydney Opera House ho accettato pur sapendo che avrei dovuto sottopormi ad una quarantena di 14 giorni al mio arrivo.

Per poter raggiungere Sydney oggi si è costretti a partire da Milano Malpensa dove un volo giornaliero della Qatar, compagnia che non ha mai sospeso i collegamenti in questo periodo di lockdown. Premetto che prima della pandemia da Venezia partivano  quotidianamente voli della Qatar e della Emirates. Entrambi soppressi.
Il volo parte  da Malpensa alle ore 9:25 e questo costringe i passeggeri che partono da distante, da Montebelluna nel mio caso, a trascorrere una notta  in un hotel vicino a Malpensa. Quasi tutti gli alberghi vicino a Malpensa sono chiusi. Uno dei pochi rimasti aperti, l’Holiday Inn Express Malpensa, la notte dal 26 al 27, su 122 camere registrava 5 ospiti. Io ero uno di quelli.

L’aeroporto di Malpensa quasi totalmente chiuso con pochissimi voli operativi dove i passeggeri sono costretti a presentare certificazioni alla polizia italiana, a mio parere abbastanza inutili visto che la certificazione avresti dovuto presentarla già per arrivarci all’aeroporto.

Al banco Qatar dove io avevo presentato biglietto, invito del governo australiano e visto di viaggio già approvato online hanno dovuto telefonare al ministero dell’emigrazione australiano per avere un ulteriore conferma che la mia presenza fosse giustificata.

A bordo, con mascherina chirurgica e visiera gentilmente offerta dalla Qatar, ero l’unico ospite business class, su quarantasei posti disponibili. In economy non più di 25 persone su un totale di 330 posti.
A Doha l’aeroporto è per la maggior parte chiuso al pubblico e quei pochi spazi aperti sono deserti. Idem per la Lounge Qatar Airwais dove solo gli inservienti la rendono viva passeggiando in attesa di ospiti che da troppo tempo sono ormai assenti.

Anche il volo per Sydney è semi deserto.
Fino a questo momento il senso del mio racconto  era quello di raccontare la crisi stringente del comparto viaggi dove tutta la filiera o chiude o cerca disperatamente ed eroicamente di resistere pur con delle perdite importanti.

La seconda parte, ossia il mio arrivo a Sydney e conseguente trasferimento in Hotel per la quarantena, sottolinea come la prevenzione, per essere una cosa seria, deve essere estremamente organizzata nei minimi particolari senza lasciare agli individui la gestione autonoma della quarantena.

Arrivati a Sydney e pronti allo sbarco, prima dell’apertura delle porte, siamo invitati a rimanere seduti per delle comunicazioni inerenti la quarantena con la spiegazione dettagliata di tutto l’iter che ci porterà, salvo complicazioni, in hotel.

Una volta scesi si percorre un corridoio dove ci viene presa la temperatura, veniamo interrogati dai dottori  per scongiurare la presenza di sintomi in corso e se stabilire la presenza di avvenuti contatti con persone ritenute a rischio. I militari vogliono essere informati sugli spostamenti degli ultimi 15 giorni. Dopo il normale controllo passaporti e un ulteriore controllo sanitario si esce dall’aeroporto e da quel momento saranno i militari a prendersi cura si noi.

Dopo la presentazione di ulteriori documenti si è indirizzati verso il pullman che ci accompagnerà in Hotel. Arrivati in Hotel e dopo una lunga attesa a bordo veniamo chiamati per nome, ancora controllati e dopo aver espletato le pratiche di check-in, accompagnati dai militari in camera. Mi saranno serviti 3 pasti al giorno, ovviamente lasciati fuori della stanza.

Dopo dieci giorni sarò sottoposti a tampone. Se negativo, dopo altri 4 giorni, potrò lasciare la struttura e finalmente poter lavorare.

Ora sono in camera e guardando fuori dalla finestra vedo la gente passeggiare senza mascherina. Mi fa un effetto strano come strano mi è sembrato il controllo quasi oppressivo, seppur gentile e rispettoso, da parte dei militari che continueranno a controllare dal corridoio che io rispetti quella quarantena che nella sua durezza da sicuramente dei frutti e scongiura il dilagare del contagio.

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