“Tengo cuore italiano”: le imprese ai tempi del Coronavirus
Le valvole per i respiratori con il marchio del Cavallino

“Tengo cuore italiano”: le imprese ai tempi del Coronavirus

Durante il periodo di emergenza sanitaria causata dal Covid-19, sono state numerose le aziende del Belpaese che hanno scelto di fare la propria parte per dare una mano, impiegando la propria professionalità e le proprie idee, per fornire aiuti concreti. Molte imprese si sono adoperate per riconvertire la produzione o fornire alcuni servizi particolari per dare un contributo nella lotta contro il Coronavirus.

C’è poi chi ha individuato, grazie al mondo del Web, la strategia per supportare la popolazione che, dovendo stare a casa e cambiare completamente le proprie abitudini, ha bisogno che i propri ritmi vengano scanditi da nuovi stimoli, ma allo stesso tempo necessita di rimanere costantemente informata, in maniera corretta e puntuale, su cosa sta accadendo. Ancora, c’è chi sta pensando a come aiutare le attività quando riapriranno i battenti.

L’imprenditoria italiana in campo per l’emergenza
Tante realtà di settori diversi hanno individuato come priorità quella di aiutare gli ospedali. Moltissime industrie dell’eccellenza italiana sono state in prima linea fin dagli inizi della pandemia, come il Gruppo Armani, che ha riconvertito tutti i propri stabilimenti nella produzione di camici monouso per gli operatori sanitari impegnati a fronteggiare il coronavirus. Il Gruppo Calzedonia ha modificato completamente l’attività di alcuni stabilimenti, ad Avio (Trento), Gissi (Chieti) e in Croazia, per produrre camici e mascherine, sia con l’acquisto di macchinari speciali per la creazione di una linea semi-automatica, sia con l’adattamento delle cucitrici al nuovo tipo di produzione. L’output è stato inizialmente di 10.000 pezzi, aumentati poi nel corso del tempo. Il gruppo Miroglio ha modificato il proprio assetto presso lo stabilimento di Alba, realizzando mascherine chirurgiche in cotone idrorepellente ed elastan, lavabili e riutilizzabili una decina di volte.

Anche il mondo dei motori è corso in pista per dare una mano: Ferrari, in collaborazione con Magneti Marelli e Siare Engineering International, azienda di Bologna leader nella produzione di ventilatori e respiratori, ha deciso di riaprire la sede di Maranello impiegando le proprie risorse per la produzione di respiratori polmonari per la terapia intensiva, garantendo 600 macchinari in più ogni mese.

Un altro ruolo fondamentale in questa situazione è quello rivestito dalle imprese specializzate nella progettazione e nella stampa 3D, che grazie al proprio know-how propongono soluzioni semplici, ma all’avanguardia. Un esempio è quello di Solid Energy, facente parte di THE3DGROUP, gruppo di aziende specializzate nell’innovazione digitale in 3D, che insieme all’ospedale di Sassuolo (MO) ha trasformato la maschera da snorkeling Decathlon prima in un respiratore per i pazienti ricoverati, poi in un dispositivo di protezione per i medici. Essa è costituita da componenti facilmente reperibili sul mercato. Il gruppo conta 13 sedi in giro per l’Italia e ha reso operativi anche gli altri centri per poter portare, grazie a una capacità di 500 pezzi al giorno, questa innovazione in tutto il Paese.

In virtù di un’idea nata dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute, Unieuro, player del settore dell’elettronica, in collaborazione con Lepida, società in house della Regione, ha donato 1.000 smartphone e 750 schede Sim agli ospedali emiliani.
La tecnologia è stata riconosciuta come strumento prezioso contro l’inevitabile isolamento cui sono sottoposti i malati di Covid-19 ricoverati in ospedale e non è solo molto utile a livello pratico, ma soprattutto può fornire un importante supporto emotivo e psicologico, strappando un sorriso, dietro alla mascherina, alle persone malate che si trovano lontane dei propri cari e possono trovare conforto nelle parole di parenti e amici pronti a sostenerli.

Per aiutare a contenere la diffusione del contagio poi, le realtà del mondo della cosmesi hanno convertito la produzione focalizzandosi sui gel disinfettanti, diventati ormai sempre più difficili da reperire. Per citarne una, Bulgari, in collaborazione con Industrie Cosmetiche Riunite di Lodi, ha riadattato temporaneamente una parte degli stabilimenti, introducendo ex-novo alcune fasi come lo studio degli stabilizzanti atti a mantenere la formula efficace.

Non potevano poi mancare all’appello le aziende di alcolici, sostanze dal celeberrimo potere disinfettante. Una tra tante è stata Campari Group, che ha lavorato in sinergia con Intercos Group, leader nello sviluppo e produzione di cosmetici, per realizzare gel da distribuire negli ospedali lombardi.

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