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TUTTA COLPA DEL SINDACATO ….o forse no…

Varianti Delta o meno, i nostri sforzi sono ora concentrati in direzione della ripresa del Paese, una rinascita che grazie ai soldi dell’Ue, potrà essere più veloce ma che va gestita.

Trovo vi siano alcuni punti in comune con la più drammatica ripresa del secondo dopoguerra, come ad esempio la necessità di gestire, come allora, la riconversione dell’industria e la lotta alla criminalità e alla mafia.

Rispetto agli anni ’40, oggi gestire la ripresa sarà più complicato per l’influenza di fattori endogeni, indotti dall’effetto della globalizzazione.

Ancora una volta la politica è chiamata ad una prova di maturità e non di meno lo è il sindacato.

Ma dal secondo dopoguerra ad oggi, le cose sono cambiate, la società è cambiata.

Nel mio articolo del 29.11.2020 riportavo come un indagine di Demos&Pi intitolata “gli attori della ripresa, gli intervistati ritenevano che il primo attore della ripresa sarebbero state le imprese, relegando partiti e sindacati rispettivamente al penultimo e ultimo posto.
Tradotto, la società ha trovato il colpevole.

Ma siamo sicuri convenga fermarsi al primo grado di questo giudizio di colpevolezza?

Il sindacato nel dopoguerra, dal 1944 al 1948, unito sotto un’unica sigla, ha avuto un ruolo fondamentale nella gestione del paese rappresentando con autorità il mondo del lavoro.

Poi nel 1948 il movimento sindacale ha subìto continue scissioni , fino ad arrivare al 1950 quando si determinò l’attuale divisione del panorama sindacale, che contribuì comunque a quello che fu, negli anni ’60, il boom economico italiano.

Più tardi iniziava una crescente disaffezione tra lavoratori e sindacato, un rapporto associativo in depressione.

Dopo le grandi conquiste, il primo difetto attribuito ai sindacati, ancora oggi, è quello di non sapersi “adattare” ai cambiamenti.

La più grande colpa, quella di aver lasciato indietro alcuni, creando diseguaglianze economiche e sociali.

Un movimento, quello sindacale, giudicato dalle controparti come troppo conservatore.

Giudizio, contraccambiato dai sindacati.

La colpevole distanza con i giovani.

Sbagliato a mio avviso imputarla ad una diversità di linguaggio, quanto piuttosto, dall’assenza di comunicazione nei confronti di chi i problemi del mondo del lavoro deve ancora comprenderli.
Il giovane è insensibile ai problemi del mondo del lavoro, non li ha ancora conosciuti, perché dovrebbe avvicinarsi quindi al sindacato? E’ qui che a mio avviso, il sindacato dovrebbe incontrare i giovani, andargli incontro. Ancora una volta “adeguarsi”

Sicuramente il movimento sindacale ha sofferto dei veloci cambiamenti del mondo del lavoro e adagiandosi, si è difeso abusando del diritto di sciopero, scendendo troppo spesso nelle piazze a sventolare le proprie bandiere,  perdendone in efficacia.

Oggi la gran parte dei lavoratori che si approcciano al sindacato, esordisce con espressioni come: “non ho mai avuto bisogno del sindacato” , quasi fosse una colpa o una imperfezione, una pecca.

Esempio eclatante di quanto poco si conosca oggi il sindacato e la sua influenza che da sempre ha sulla sua vita lavorativa.
Ma per come la vedo io questo è solo il bicchiere mezzo vuoto.

C’è un bicchiere mezzo pieno,

che si chiama contrattazione collettiva di primo e secondo livello che rappresenta il primo strumento da rivalorizzare per riguadagnare il consenso dei lavoratori e credibilità nell’opinione pubblica.

Uno strumento di tutela dei lavoratori, che dovrà adattarsi velocemente per non lasciare più nessuno indietro.
Il settore dei servizi e dei servizi ai servizi è quello maggiormente a rischio e l’adattamento sarà l’unico modo per rappresentare il nuovo mondo del lavoro.

Senza sindacato, chi rappresenterebbe i problemi ad esempio di rider o dei lavoratori atipici, la gig economy?
Chi porterebbe all’attenzione dell’impreparata e scortese politica il problema di un equa retribuzione, della sicurezza dei lavoratori e dell’importanza di poterne rappresentare il valore umano.

Senza sindacato chi gestirebbe la convivenza tra capitale umano e intelligenza artificiale.

In previsione di un futuro che ci promette continui cambiamenti, restare in trincea non servirà a nulla, solamente a stimolare qualcuno ad eliminare corpi intermedi , come il sindacato.

Ma la colpa non è solo del sindacato.
Una forte corrente conservatrice la troviamo anche nelle Piccole e Medie Imprese, un altro soggetto che rischia di perdere la guerra se continuerà a restare in trincea, fermo, indisponente all’adattamento.

Una guerra che le imprese e i loro addetti, rischiano di perdere nei confronti dei più grandi, che spesso arrivano da fuori.

Dare la colpa al sindacato e negarne l’importanza è un errore.

Certo è che però il sindacato dovrebbe iniziare quella che mi piace amabilmente definire un “operazione simpatia”.

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