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Veneto, addio alla mascherina: ora zittiamo anche gli iettatori

Ora basta davvero. Volete “liberarci” da questo incubo, farci assaporare la normalità benche nuova, rivoluzionata e in angustia? Non possiamo più essere bombardati da pessimi scenari di ritorno, l’ansia delle curve in rialzo modello Corea (che è pure andata al voto!) e basare il proprio esistere sui dati quotidiani di questa strage.

Intanto il Veneto con l’ultima ordinanza a firma di Luca Zaia dice addio alla mascherina all’aperto dal 1 giugno. Resterà obbligatoria negli spazi chiusi e luoghi di aggregazione, ma già così suona la musica di una nuova libertà. Eppure…

Eppure riecheggia il concerto delle disgrazie, di sfighe e “iettatori”. Parliamo di contagi, qualche centiaia in più in tutta Italia, ogni giorno, ora che i nuovi tamponi arrivano perfino a 75.000 test quotidiani. Insomma, siamo tra le popolazioni più controllate nel mondo, da una sanità capace e seria, ora smettiamola di costruire scenari di nuovi tracolli.

Anzi, rialzi. Quelli delle curve ed eccoli subito a dire: “il coronavirus non è sparito e con l’allentamento delle restrizioni dobbiamo prepararci all’arrivo di nuove ondate che si diffonderanno molto velocemente”, strilla l’Oms. “Per gli scenari che immaginiamo, in autunno, una patologia come il Sars-cov-2, che è trasmessa da droplet, si può maggiormente diffondere e si può confondere con altre sintomatologie di tipo respiratorio”, l’apprezzatissimo Silvio Brusaferro dell’Istituto Superiore di Sanità. Ora però basta, davvero. L’unico indice che vogliamo sapere è quello dell’occupazione delle terapie intensive.

Dal “nessuno perderà il posto di lavoro per il Coronavirus”, ripetuto a inizio emergenza dal Governo, al rischio di 1 milione di disoccupati nei prossimi mesi. Adesso è solo questa l’emergenza. Non raccontateci altre storie. Voglia uscire, spendere (chi può), incassare e fatturare. Bisogna lavorare. Senza ferie

Nel solo Veneto già oltre 20.000 i posti di lavoro persi, ed è la nuova locomotiva d’Italia. Si rischia il crollo di 65.000 posti di lavoro nel 2020 portando il totale dei disoccupati a 200.000 nella sola terra dei Dogi. La ricetta di Banca d’Italia è chiara, innovazione, investimenti, semplificazione. Sai che novità. Ma i numeri dei loro scenari sono deprimenti, anzi, da depressione economica certa: rischiamo il -13% del Pil, 7 milioni di cassintegrati e 300.000 persone che neanche cercano più un posto di lavoro.

Ma anche questi dati sono di una profezia che rischia di autoadempiersi e non vorremmo unirci alla schiera nutrita di iettatori. E allora, lavoro, lavoro, lavoro.

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