“Don” Salvini e il doge Zaia: quei due leader divisi tra Sud e Nord
Matteo Salvini e Luca Zaia

“Don” Salvini e il doge Zaia: quei due leader divisi tra Sud e Nord

È una figura indubbiamente di primo piano. Non c’è verso, a ogni foglio televisivo, compare il suo volto, sentiamo le sue parole.

È un fenomeno che andrebbe analizzato con molta attenzione. Non sarà mio compito farlo. Non ne ho del resto, le capacità. Affronto, invece, qualche limitato spunto, perché val la pena soffermarci anche su reticoli a maglie larghe.

Matteo Salvini è un concentrato di contraddizioni interessantissime. Percepito venti anni fa come il giovane leghista votato alla crociata contro Roma ladrona e contro ogni figura provenisse dal Sud, oggi, è capace di abbracciare teneramente tanto i calabresi quanto i siciliani.

Già questa è un’insolita evoluzione comportamentale. In effetti, nelle sue terre – Lombardia e Veneto – lo guardano un po’ con sospetto. Paradossalmente Salvini sembra essere più una figura di richiamo per il costume politico di destra meridionale, che per il laborioso territorio delle imprese del Nord.

Non a caso, si fa sempre più larga la prospettiva per incensare un uomo dalle fidate caratteristiche dell’Italia settentrionale: Luca Zaia è sulla rampa di lancio per scalzare simbolicamente Salvini dagli interessi tanto dei Veneti, quanto dei Lombardi, ma possiamo estenderlo anche alle altre restanti regioni della parte superiore dell’Italia.

Una seconda contraddizione, emersa con viva forza negli ultimi due anni, è il Salvini portatore di simbologie religiose. Non troverete in alcun modo immagini e testimonianze che ricordino comportamenti ed espressioni simili nella Lega e nel Salvini dei venti anni precedenti. Semmai, la Lega si contraddistingueva per simbologie di miti più arcaici, precedenti la cultura Cristiana e riti, l’ampolla dell’acqua del Po, risalenti a gesti per lo più primordiali.

Queste variazioni hanno sicuramente significati particolari e cause relative alla conquista di consensi su strati di elettori ormai distanti dalle forme, dai linguaggi, dalla logica della classica politica.

Dal 31% oggi Salvini è sceso, ma non è detto che il fenomeno non abbia più cartucce in canna. Anzi, ho il sospetto che si sappia muovere meglio di quanto non lo facciano altri. Almeno entro questa cornice in cui oggi viviamo.

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