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L'accesso al Pronto Soccorso in epoca Covid
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Ecco perché abbiamo perso la guerra con il Covid: i numeri

Non dico nulla di nuovo se affermo che l’uomo con l’avvento dell’epoca del consumismo ha iniziato una corsa alla soddisfazione di bisogni non fondamentali. E per colpa dei difetti maturati a causa di questo fenomeno economico e sociale, stiamo per affrontare a mio avviso il periodo più difficile dell’ultimo secolo.

Per capire cosa ci aspetta, basta prendere a riferimento qualche numero.
Proviamo a farlo analizzando cosa sta accadendo a due diritti fondamentali , ovvero, il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Premetto che questi due valori non dovrebbero essere messi in competizione tra loro. Prendiamo i numeri messi in evidenza da questo anno di pandemia.

In Italia dal 25 febbraio 2020 al 28 febbraio 2021 ci sono stati 97.699 decessi a causa del COVID-19. In Italia nel 2020 si sono persi 444 mila posti di lavoro. A dicembre 2020 ben 101 mila lavoratori in meno. Confcommercio stima per il 2021 una riduzione di 305 mila aziende (-11,3%). Tra i settori più colpiti, nell’ambito del commercio, abbigliamento e calzature (-17,1%), ambulanti (-
11,8%) e distributori di carburante (-10,1%); nei servizi di mercato le maggiori perdite di imprese si registrano, invece, per agenzie di viaggio (-21,7%), bar e ristoranti (-14,4%) e trasporti (-14,2%).

Il settore del Turismo perde più della metà delle presenze di arrivi (ad ottobre 2020 il Veneto accusava un -63% rispetto al 2019 con una perdita di circa 3 milioni di euro).

Questi numeri sono sufficienti per evidenziare due incontrovertibili considerazioni. La prima è che stiamo perdendo la lotta contro il COVID-19 e la seconda è che stiamo perdendo la sfida per la tutela del diritto al lavoro. Ora, dopo 97.699 decessi, per il nostro paese, per la politica che lo governa, ogni ulteriore decesso dopo l’arrivo dei vaccini sarà una responsabile e imperdonabile perdita.

Il mancato o anche solo il tardivo indennizzo (ristoro) che subiscono tutti quegli imprenditori, lavoratori in cassa integrazione o lavoratori autonomi è una responsabile e imperdonabile vergogna oltre a un duro colpo per la salute dell’economia.

In un paese come l’Italia che ha vomitato 444 mila posti di lavoro nonostante un blocco dei licenziamenti e dove storicamente il mercato del lavoro è ingessato e pigro, come si farà a recuperare tutti questi posti di lavoro? Ma sopratutto quanto tempo ci vorrà?

Così si sta offendendo il popolo italiano.

Si sta mancando nella tutela di questi due diritti fondamentali come il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Si toglie benzina al motore del consumismo. Economisti europei sono preoccupati per la possibilità, non remota, di riduzione delle misure di sostegno che, insieme allo sblocco dei licenziamenti porterebbero a un forte incremento della disoccupazione. Questo ridurrebbe ulteriormente il potere d’acquisto e una conseguente ulteriore contrazione dei consumi.

Sarebbe un dramma e ci siamo vicini.

L’unica soluzione ora è quella di mettersi a correre velocemente verso la ripresa. La politica deve lasciare le paludose macchinazioni di governo e correre, per evitare un possibile conflitto sociale. Non saranno le confortanti e semplicistiche politiche passive a salvare il mondo del lavoro in questo paese che soffre di carenza di politiche attive. Politiche attive che guardino non solo alle necessità dei diversi settori produttivi ma anche le esigenze degli stessi tenendo conto delle caratteristiche del territorio rispetto all’andamento globale.

Serve un cambio di marcia, un cambio culturale. Ecco perché abbiamo vitale necessità del RECOVERY FUND ovvero di 81 miliardi di euro a fondo perduto e 127 miliardi di euro di prestiti.

Ecco perché abbiamo vitale necessità di qualcuno che li sappia usare.

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