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Lettera a papà “Mosè”: divide le acque per cercare il corpo della figlia

Ahmed ti scrivo perchè non riesco a fare a meno di pensarti.

Non posso smettere di guardare e riguardare il video, qui sopra, di quell’uomo disperato; mosso da una forza che solo un papà scopre di avere. Lotti, cerchi, scivoli, ti tagli i piedi e infili le braccia fino al fondo. Ma niente, eppure non sai smettere. E così ricominci.

Magari potessi dividere quelle acque.

Magari potessi donarti il potere di squarciare in due la corrente dell’Adda come fece Mosè molto lontano da qui. Lui salvava un popolo, per te comunque è troppo tardi, eppure non abbastanza. Da quando la tua piccola Hafsa, 15 anni appena, è scomparsa travolta dalla corrente in quel maledetto primo settembre mentre eri a migliaia di chilometri, in Marocco, non ti dai pace.

Ogni mattina ci insegni qualcosa, quando sfidi quelle acque abbandonando scarpe e vestiti sulla riva come se non avessi bisogno di nulla, se non cercare. Il tuo sudore lavato via dalla furia dell’Adda ti rende tutt’uno con quella spoon river della tua anima. Ti ammiro, perchè sei semplicemente un papà. Eppure, senza saperlo, sei l’esempio per tutti, soprattutto per chi dà ogni sentimento per scontato, ogni esistenza, come abitudine. E magari, non si sforza nemmeno di dire una parola in più che sarebbe svolta in rapporti a volte incrinati dentro le stesse mura.

Ti ammiro Ahmed, perchè sai che è tardi, eppure non ti basta. Lotti con il tempo e lo spazio, la natura e le tue capacità, per riabbracciarla. Liberarla e riportarla a te da quando la gioia di un’adolescente come tante ha portato Hafsa a giocare con la cugina in quel paradiso tra verde e acqua.

Non è giusto, lo sappiamo; non basta, per noi ma non forse per il tuo cuore squarciato come vorresti di quelle acque. Siamo con te, fino a quando vedrai il suo volto trasparente riaffiorare.

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