La tassa Covid: nessuno dice che ce la fanno pagare per ciò che già dovrebbero fare

La tassa Covid: nessuno dice che ce la fanno pagare per ciò che già dovrebbero fare

Il Covid 19 ci ha portato anche un regalino. Il contributo COVID, una sorta di tassa che senza generalizzare alcune categorie di professionisti ed esercenti hanno introdotto per recuperare le spese aggiuntive per la messa in sicurezza e sanificazione dei locali.

La “sorpresa” è arrivata con la fase 2, una tassa extra che gli esercenti di locali e studi professionali applicano ai clienti quali consumatori finali. La cosa viene avanti in ordine sparso, si va da studi dentistici ai centri estetici, parrucchieri e autofficine, non si fanno mancare nulla neanche i bar partendo dal solito caffè.

Sul piano generale la tassa Covid appare come la punta di un iceberg. L’interrogativo è se questi aumenti così motivati trovino legittimazione, anche perchè parte degli interventi di sanificazione imposti dalla pandemia avrebbero dovuto essere normale routine in una società complessa come quella odierna. Però scopriamo (si fa per dire) che in quella che ci dicono essere la stessa barca, c’è chi applica l’autodifesa del proprio potere di acquisto, traslando i costi su quelli che stanno “ai remi”. Pare di capire che dall’antico adagio del salario variabile indipendente siamo al profitto variabile indipendente, visto che di fatto le ricadute negative della pandemia qualcuno ritiene legittimo vengano scaricate sul consumatore finale (quello che sta ai remi).

Altri ci spiegano che è la concorrenza deve fare giustizia di comportamenti scorretti sul mercato, direi che la coperta di Linus dia più garanzie di protezione.

Questo articolo ha un commento

  1. Fabio

    Non si può parlare di etica in economia, dall’autunno di trentuno anni fa ………abbiamo disteso candide lenzuolate liberistiche proprio dalle stanze tinte di rosso sbiadito. Se la signora Ferragni vende acqua a 15 euro al litro, Luis vuitton borse a 5.000, il barista vende aria ionizzata. Qualcuno direbbe “è il mercato bellezza”………. Eppure nei manuali di economia politica oltre il liberismo……….

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